In queste ore drammatiche, davanti all’orrore di un genocidio che continua sotto gli occhi del mondo, non possiamo permetterci di sprecare energie in polemiche interne.
Molti avrebbero voluto che Landini e la CGIL convergessero con i sindacati di base, per costruire uno sciopero generale unitario il 22 settembre insieme ai movimenti e ai territori. Sarebbe stata una scelta forte, capace di bloccare il paese e di amplificare la voce della solidarietà con il popolo palestinese. Ma non è questo il momento di recriminare.
Non attacchiamo Landini. Non ora. Non avrebbe senso. Lasciamo a lui e alla sua segreteria il compito di spiegare le motivazioni di questa scelta che per molti pare incomprensibile. Quello che possiamo fare, invece, è leggere questa decisione come un segnale comunque positivo: perché tiene viva l’agenda delle mobilitazioni, perché apre spazi di discussione dentro i luoghi di lavoro dove spesso non si riesce ad arrivare.
Abbiamo bisogno di unità, non di fratture. Ogni attacco sterile ci indebolisce, mentre ciò che serve è un segnale comune, largo, forte. Dobbiamo ispirarci allo spirito unitario della Global Sumud Flotilla: solo con unità e azione possiamo esercitare pressione reale sui governi. Se la segreteria della CGIL non è stata in grado di interpretare fino in fondo questo elemento, allora tocca a noi – dal basso – ricucire la faglia che si è aperta e rilanciare la prospettiva di un fronte ampio e determinato.
La direzione politica che dobbiamo esercitare non può restare confinata nelle segreterie. Deve svilupparsi con assemblee pubbliche di piazza, unitarie, che favoriscano la partecipazione democratica. Assemblee che nascano nei luoghi di lavoro, nelle università, nei quartieri, ovunque sia possibile dare forza collettiva a una voce comune. Usiamo queste assemblee come strumento per costruire lo sciopero sociale del 22 settembre, rendendolo una tappa di convergenza e lotta reale.
Concentriamoci sulle mobilitazioni già in corso. Restiamo lucidi. Costruiamo insieme una forza larga, popolare, capace di fermare la guerra, aprire spiragli di giustizia e rompere ogni argine.
Fermiamo il genocidio. Palestina libera. Il 22 settembre blocchiamo tutto.
