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XX giugno 2020

Il 20 giugno, a Perugia, in una giornata storicamente importante per la città, non solo si è risvegliata la memoria collettiva, nelle parole del ricordo di molti e nelle narrazioni degli eventi storici, ma si è rianimato il senso di lotta. Un momento di presa di voce anche per noi di Perugia Solidale, che abbiamo organizzato l’appuntamento davanti ai giardini del Frontone, coscienti dell’importanza della conoscenza del passato per uno sguardo verso il futuro. Noi che abbiamo messo al centro della nostra azione la difesa delle classi popolari nella solidarietà e nel mutuo aiuto, legandola al conflitto sociale per i diritti, sentiamo la necessità di non dimenticare mai il codice sorgente della nostra storia. Per noi la memoria è un campo di lotta, in particolare in una epoca in cui qualcuno vorrebbe riscrivere la storia, per far passare gli aguzzini per bravi ragazzi, o prova semplicemente ad aspettare che la dimenticanza porti a cancellare i fatti che raccontano come ribellarsi sia possibile. Il 20 giugno di Perugia è una doppia data di ricorrenza: la somma degli eventi storici permette di capire cosa sia la libertà, quale il prezzo da pagare per ottenerla e quale il peso di difenderla. Nello stesso giorno, in due secoli differenti, Perugia ricorda l’oppressione della tirannia, del papa re e del fascismo; ricorda i suoi martiri e chi ne ha tradito le speranze. Questo 20 giugno è stato popolare, nelle mani di chi questa città la vive e sa molto bene che “sotto la tirannia non se campa”.

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“La ballata del XX giugno” e “Bella ciao” eseguite dalla Brigata Pretolana

Condividiamo il testo della poesia che Ciski, condivisa con tutti al Frontone il 20 giugno.

DA QUAN’ SO’ NATO

Da quan’ so’ nato l’ho sempre sentit’ a di’
che ‘l papa ta sta Città non gn’ha volu’ mma’ bene
pu l’ho capi’ perché la prima volta che so’ passa’da tlì
dua c’è ‘l grifo a petto gonfio e ‘l sangue ‘nfocato ta le vene.

Me l’hon sempre arcontato, da quand’ero cinino
che sta Città tal papa ‘n l’ha ma’ potuto crepa’ da vede’
je caverissime j’occhie con cucchiarino
e c’avrem pace sol quando la testa je la vedremo a cadè.

Ma quanti papi e papesse ce stonno ancora ‘n giro
da le caserme ai tribunali, dai palazzi de potere a la questura
da le parti, davanti, sopra e sotto… io me ce miro
ma ta me, me pare, che nn’è cambiato gnente drent’ a ste mura.

Quil XX giugno eva da esse n’esempio e no na ricorrenza
eva da esse Libertà e no n modo per mettese ‘n antro giogo
da perugini dua l’en lassata la noaltre coerenza
ce svejamo? Ce movemo? L’apicciamo sto rogo?

Non ce pol’ piace’ ‘nni cosa, nn ce pole sta bene tutto
e certo a lamentasse semo boni… perché qualcosa ha da cambia’
ma facemo com’ le vedove, piagnemo e ce vestimo a lutto
e ce ne fusse uno che alza ‘n deto. Freghi c’emo da sveja’!

Ma l’ vedete quant’è bello, fiero e ardito?
arconta la su storia ta tutti i passanti
io ‘l sento a parlà, me sarò ammattito
sott’a na rampa la tiara e con quil’altra stricola i serpenti.

E qui freghi del Frontone dietro a lu’ coi stioppi ‘n mano
me volete di che en morti pe’scherzo? Che en morti pe’gnente?
facemo ‘n modo che nissun de loro è caduto ‘nvano…
la rivolta che honno ‘ncuminciato ha da esse permanente!

AD OGNI PERUGINO RIBELLE
A CHI NON SI ARRENDE
1859-1944-2020-SEMPRE
BUON XX GIUGNO
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